mercoledì 20 ottobre 2010

Piero Corpaci

Il senso dell'opera
Estate, mare piatto come una tavola, cielo cobalto che più liscio non si può; vento, nuvole, e d’incanto al blue ecco che si sovrappongono macchie bianco-grigie, nuvole forse; oppure irreali e informi visioni che l'estro di un artista gestuale, sdraiato a terra a pancia in su, con fantasia e grande maestria si diverte ad agitare, plasmare e tracciare con colori inesistenti, inventando segni imperscrutabili e indicibili lassù nell'aria, nel cielo, nel vuoto, nel nulla.
Si possono fare migliaia di accostamenti tra le nuvole narrate da altri, e le nuvole di Piero Corpaci. Ma le sue non sono nuvole, non sono tramonti, non sono paesaggi; la sua non è pittura figurativa, ma pittura, pittura priva di materia, eterea , virtuale, sospesa nell’incorporeo oltre la realtà, là dove lo spirito incontra l'eterno e tutto è luce e immensità.
Per capire e apprezzare fino in fondo questi ultimi dipinti bisognerebbe conoscere le opere precedenti; solo così si intuirà che Corpaci oggi è arrivato alla soglia del non ritorno, là dove giungono solo gli intelletti lungimiranti ed audaci, quelli che sanno che la strada è in salita e con passo fermo e sicuro l'affrontano giorno dopo giorno per più di quaranta anni e finalmente arrivano alla (non)meta: il (non)luogo da dove si possono librare per arditi voli, aldilà di tutte la miserie umane, sopra tutte le meschinità del quotidiano, e scoprire finalmente a cosa serve dipingere.
E’ questo che procura il guardare un dipinto di Corpaci: se ci si mette lì davanti, infatti la prima cosa che si osserva è il bel paesaggio; però poi, in un angolo della tela, si vedrà un po’ di scotch di carta e subito si dirà:
 - Non è possibile ! Una imperdonabile negligenza del pittore...
Quindi, accostandosi per toccare, si troverà che il nastro adesivo invece è dipinto. Si guarderà di nuovo tutto il quadro e si scoprirà che il paesaggio è svanito!
Ecco, è questo il momento in cui si può compiere il balzo, e sollevarsi in volo da soli o insieme a lui.
Non è un banale trucco o un facile espediente: è la chiave di volta di tutto il sistema costruttivo deldipinto.
Provate a levare la pietra che chiude una volta, e tutto crollerà irrimediabilmente, tutto il sapere costruttivo, scientifico, esoterico, retto da quel solo e semplice elemento che include in sé tutto lo splendore dell'opera.
La stessa cosa avviene in un dipinto di Corpaci, che, sì, si può apprezzare perchè è un magnifico paesaggio, ma non è questa la meraviglia dell'opera, la meraviglia è che l'autore ha costruito l'opera come hanno saputo fare solo i grandi artisti.
Corpaci si sarebbe potuto valere dei sistemi informatici di elaborazione dell'immagine, eppure ha saputo costruire sofisticate immagini virtuali usando la tecnica pittorica tradizionale, e il programma più sofisticato di foto-elaborazione con vari gigabyte di ROM e RAM non può competere con lui, in quanto non è dotato della memoria sensitiva che ha elaborato l’Artista, con la sua maestria tecnica, con lo spirito cognitivo e discernente del pittore che tutti i giorni provvede ad aggiungere un pezzo alla sua tela: come un ragno, egli sa che prima o dopo un insetto sarà affascinato e ghermito dalla sua fatale opera d'arte, e tutti i giorni tesse la sua ragnatela...
Chi naviga su internet incontra migliaia d'immagini che assomigliano alle opere di Corpaci, il cielo e le nuvole, le labbra rosse con la lingua golosa tra i denti... Ma se sembrano simili, sono invece assolutamente antitetiche, e basta soffermarsi un attimo per coglierne la differenza. Nella bocca raffigurata da Piero Corpaci non c’è la dentatura rifatta di una top-model, non vi è un canto di lode alla perfezione, o un inno alla pubblicità sensuale e accattivante; nella bocca dipinta da Corpaci vediamo anzi un dente storto, che è la chiave di volta di quel dipinto e rappresenta l’autentico superamento di tutto quanto il villaggio globale impone come progresso e attrazione; restando, comunque e sempre, lontano dalla pop-art, dall'iperrealismo, dal realismo magico, dalla nuova figurazione... E la medesima cosa avviene per le sue donne-caramelle, per le sue isole...
Purtroppo, per il ritmo caotico che ha la nostra vita, difficilmente abbiamo il tempo di soffermarci ad ammirare quei capolavori che i ragni costruiscono, ma non importa, prima o poi subiremo un richiamo o, forse, sarà un raggio di luce momentaneo che ci farà vedere la tela, ed allora potremo dire di aver visto qualcosa che ci ha imprigionato, legandoci indissolubilmente al suo splendore. Riusciremo così, se vogliamo insieme, a prendere il volo verso cieli infiniti, e là potremo salutare l'incontro con il vero senso dell'opera d'arte.
Catania, domenica 4 giugno 2006.

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